Stipendi, importante sentenza sugli orari di lavoro: aumenti per tutti, anche retroattivi

La sentenza crea un precedente importante e chiarisce l’obbligo da parte delle aziende di riconoscere stipendi più alti ai lavoratori: ecco perché.

È stato il Tribunale di Lodi ad occuparsi del caso, accogliendo lo scorso Luglio 2022 un ricorso avanzato da due dipendenti di un’azienda del Comune di Ossago Lodigiano, specializzata nella produzione di formaggi freschi. E la sentenza è destinata a creare un precedente di enorme rilievo, a beneficio dei lavoratori.

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La sentenza è stata emessa dal Tribunale di Lodi – ilgranata.it

Di cosa si è trattato? Ebbene, i due dipendenti hanno ritenuto che fosse un loro legittimo diritto far rientrare all’interno dell’orario di lavoro, il tempo necessario alla pratica di vestizione e svestizione degli abiti da indossare durante l’attività professionale, come imposti dall’azienda. E dunque, che quel tempo venisse riconosciuto e retribuito.

Di parere contrario, invece, l’azienda. Ed ecco che i due dipendenti hanno quindi ritenuto necessario l’intervento del Tribunale. Il quale, sulla base delle leggi in vigore che disciplinano attraverso i contratti nazionali CCNL la materia dell’orario di lavoro, non solo ha accolto il ricorso, ma ha dato ragione ai due dipendenti e condannato l’azienda a riconoscere loro il dovuto.

Le motivazioni della sentenza ed il risarcimento retroattivo

Richiamando una sentenza della Corte di Cassazione del 2018, il Tribunale di Lodi ha imposto all’azienda il pagamento di cinque anni di arretrati ai due dipendenti, per un ammontare totale di 5.066,62 Euro per l’uno e di 4.743,74 Euro per l’altro. Inoltre, il tempo necessario alla vestizione ed alla svestizione degli indumenti necessari per svolgere l’attività professionale dovrà rientrare, d’ora in poi, a pieno diritto nel calcolo del monte ore esercitato.

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La sentenza emessa dal Tribunale di Lodi ha valore retroattivo – ilgranata.it

E la decisione avrà ripercussioni di particolare rilievo su tutto il mondo del lavoro. Questo perché sarà dovere di tutte quelle aziende e imprese che, per prescrizioni datoriali impongono di indossare indumenti e divise da lavoro, riconoscere il tempo impiegato per le operazioni di vestizione e svestizione come parte dell’orario di impiego. E pagare, quindi, la dovuta retribuzione, anche rispetto ai relativi eventuali arretrati.

Inoltre, secondo la legge anche il tempo di percorrenza dallo spogliatoio al reparto di impiego rientra a tutti gli effetti nell’orario di lavoro e deve essere calcolato nonché incluso in busta paga. Senz’altro, per le aziende e per le imprese che fino ad ora non hanno incluso questa politica tra le proprie procedure standard, la sentenza di Lodi risulterà una sorta di stravolgimento e di “rivoluzione” di particolare importanza. Tuttavia, attraverso strategie compensative mirate, potranno senz’altro trovare il modo di rispettare la legge garantendo ai propri dipendenti i loro diritti legittimi. E senza minare, al contempo, il futuro economico delle proprie attività.

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