Luci e ombre

Luci e ombre
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Un Napoli in chiaroscuro è alla vigilia del ciclo primaverile che dirà se la Champions è un miraggio o un’ambizione possibile

Se della famosa settimana tipo ereditata (con inspiegabili toni quasi trionfalistici) dall’umiliante eliminazione europea subita dal Granada ancora non ci sono tracce, visto il nefasto turno infrasettimanale di Reggio Emilia - su cui in tutta franchezza faticavo persino fisicamente a esprimere un giudizio - qualche traccia (timida) del Napoli che si immaginava Gattuso nella prima parte della stagione abbiamo ricominciato a vederla nel trittico Benevento – Sassuolo – Bologna. E in tempi di crisi “ogni buco è purtuso”, quindi tanto vale sottolinearlo.
Chiariamoci: sette punti in sette giorni erano il minimo sindacale, e a ripensare al modo indignitoso con cui il Napoli ha letteralmente buttato all’aria due punti conquistati con enorme fatica contro il Sassuolo di De Zerbi si rischia di perder la testa; e però un Insigne sempre più capitano decisivo e leader carismatico, maturo come non l’abbiamo mai visto, un Zielinski che dispensa giocate d’altissima scuola con un’insperata continuità ed un Osimhen che ritrova finalmente (più che il gol) gli scatti che avevano impressionato tutti al suo arrivo restituiscono l’immagine di un Napoli che pur nella tempesta può attaccarsi a dei calciatori forti, che hanno la possibilità concreta di rilanciare la causa partenopea in una stagione che ha preso una piega davvero complicata.
Avrei citato volentieri Faouzi Ghoulam, che – rilanciato nel secondo tempo del Maradona, proprio nella partita europea contro gli spagnoli – aveva mostrato segnali di rinascita importanti. Chiariamoci: non è difficile fare meglio di Hysaj adattato a sinistra e neanche di un Mario Rui lontano dai livelli di abnegazione a cui nonostante tutto ci aveva abituato. Ma l’algerino aveva messo in campo negli ultimi dieci giorni una brillantezza atletica che non si vedeva da tempo, oltre al suo sinistro indiscutibilmente fine. E aveva pure mostrato una leadership, in campo e nei rapporti col gruppo, che probabilmente non ha mai perso. Ma purtroppo a fare crac è stato l’altro ginocchio, quello sano, forse sovraccaricato nel lavoro che il ragazzo ha portato avanti negli ultimi anni per recuperare dalla frattura del legamento crociato del ginocchio destro prima e della rotula dello stesso poi. È un peccato, per un calciatore che, al di là delle innegabili doti che l’avevano portato a un passo dalla definitiva consacrazione, ha sempre mostrato un’attitudine al lavoro e un attaccamento alla maglia che gli sono valse l’affetto incondizionato dei tifosi azzurri. E prima che per il Napoli, che avrebbe trovato il terzino che doveva comprare a gennaio praticamente per terra, è una brutta botta per Faouzi, costretto ad un altro calvario che ne compromette ulteriormente la carriera.
Luci e ombre, dunque. Perché se le luci non mancano (e oltre a quanto abbiamo già detto va sottolineata la crescita costante di Rrahmani, ai margini per sei mesi per chissà che convinzione di Gattuso), le ombre – ben oltre l’infortunio di Ghoulam – restano… e sono prepotenti, oltre che preoccupanti. Ieri il Napoli ha regalato alla squadra avversaria l’ennesimo gol evitabile perdendo inspiegabilmente palla per eccedere in una costruzione (o in una distruzione) dal basso stucchevole. E tra l’altro l’ha fatto quando Osimhen, che offre l’alternativa di giocare sul lungo e sulla profondità, era già in campo. Ha dato ancora una volta l’impressione di essere nella fase offensiva fin troppo attaccato alle giornate sì del suo Capitano, che per fortuna sono sempre di più, o comunque dei suoi calciatori migliori, oltre che troppo spesso molle, lento e disorganizzato nella fase difensiva. E sembra aver smarrito quella attitudine al dominio che ha caratterizzato la ricerca predominante nella storia recente di questo club.
Ad attendere questa squadra, verosimilmente al completo visto l’imminente recupero di un protagonista d’eccezione quale Hirving Lozano, c’è un mini ciclo di tre trasferte terribili (Milan, Juventus, Roma) che probabilmente dirà se la zona Champions è un’ambizione o un miraggio. L’impressione è che ci si arrivi bene fisicamente, o comunque meglio di qualche settimana fa, ma ancora con troppi punti interrogativi sull’organizzazione tecnico-tattica della squadra. E questo, a marzo, non dovrebbe essere consentito.

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