Vietato abbandonarsi alla mediocrità

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Più che un articolo, un accorato appello a correre ai ripari: nessuna emergenza giustifica Lo Schema del Gambero come unica proposta possibile

Subito dopo la preoccupante sconfitta del Napoli contro il modesto Granada – nono in Spagna e sconfitto nello scorso weekend dall’irreprensibile Huesca, fanalino di coda della Liga – Gattuso aveva dichiarato ai microfoni di Sky che non era il caso neanche di parlare di qualificazione, visti i tanti infortuni e la poca possibilità di ruotare uomini. Verrebbe da dire al mister che, assenze o meno, a sopire le nostre speranze europee (e non solo) è stato piuttosto l’atteggiamento allarmante che il suo Napoli ha messo in campo nelle ultime sette-otto-nove partite.
Per intenderci: in Spagna, con 240 milioni in campo al netto degli infortuni, per vedere il primo tiro degli azzurri (innocuo) nello specchio della porta degli avversari ci sono voluti ottantasei minuti; sulla disfatta di Bergamo, invece, meglio non spendere troppe parole: un’Atalanta per niente irresistibile (basta guardare il rullino di marcia recente degli orobici), che il Napoli di questo tragicomico febbraio 2021 ha fatto sembrare per tre volte il Bayern Monaco della passata stagione, ha fatto quattro gol ai partenopei senza mai accelerare, senza neanche la necessità di far ricorso al talento di Ilicic, e ha portato agevolmente la partita a casa pur riuscendo nella titanica impresa di subire due goal da una squadra che era riuscita, a fatica, a costruire un’unica azione, concretizzata (splendidamente, in realtà) da Zielinski su un cioccolatino di Matteo Politano.
Avrei voluto far finta di non sentire le recenti dichiarazioni di Gattuso (e fortuna che non l’hanno fatto parlare dopo la partita di Bergamo), così avrei evitato di trastullarmi il cervello alla ricerca dei motivi, degli errori, delle situazioni che hanno portato la nostra squadra del cuore dalla autorevole vittoria di un anno e mezzo fa col Liverpool Campione d’Europa sino all’amara consapevolezza che filtra in queste ore da Castel Volturno secondo cui sarebbe addirittura meglio uscire ai sedicesimi dell’Europa League contro il Granada (che, giusto per specificare, ha la camiseta in rojiblanco ma non è l’Atletico Madrid) per provare poi a puntare ad un quarto posto vitale per il futuro della società. Avrei voluto far finta di non sentire Gattuso e questa preoccupante aria di mediocrità, anche quando – dopo la rovinosa eliminazione dalla Coppa Italia – il tecnico calabrese ha dichiarato di essere contento della prestazione dei ragazzi, che potevano prenderne pure cinque da una squadra – con tutto il rispetto - costruita con un euro e cinquanta, il cui monte ingaggi non è neanche la metà di quella che il Nostro ha la fortuna di allenare. E che però ha quello che a questo Napoli manca: idee, identità, concetti, ritmo, cattiveria, convinzione. E cioè quello che discende da un progetto tecnico e societario serio, coerente, intelligente.
Sarebbe interessante guardarsi alle spalle a ricercare il momento in cui questo Napoli ha smesso di essere ambizioso, dall’esperienza Ancelotti al suo esonero passando per la Coppa Italia post-pandemica e per la conferma di Gattuso, e poi per la strage degli infortunati. E spero ci sarà modo di farlo anche in questi nostri approfondimenti.
Quello che però va fatto oggi è un appello, accorato, a correre ai ripari: nessuna emergenza e nessun infortunio giustifica una squadra dai valori tecnici del Napoli a conoscere il passaggio all’indietro - che ho ironicamente definito schema del gambero - come unico destino possibile ed unica proposta praticabile. Perché se ti mancano Manolas e Koulibaly, se ti manca Mertens, se Osimhen è la copia sbiadita del calciatore che ci aveva impressionato all’inizio della stagione e se ora mancano pure gli spunti di un indispensabile Hirving Lozano può certo succedere di perdere le misure e lasciare qualche punto di troppo per strada, ma non può comunque essere ammissibile abbandonarsi a prestazioni a dir poco deprimenti (quasi offensive verso i tifosi) e perdere la gioia di giocare a calcio come sarebbe, nonostante tutto, nelle corde di questo collettivo.
E se ad invertire decisamente la rotta non ci riesce questo allenatore è urgente che lo faccia un altro. Non c’è più tempo e non sono più permessi errori.

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