Dicette o’ pappice vicino a’ noce: “damme o tiempo, ca ‘te spertose”

Dicette o’ pappice vicino a’ noce: “damme o tiempo, ca ‘te spertose”
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La bellezza del calcio è che quello che toglie poi lo restituisce. Insigne di rigore ed 1-0 alla Juventus

Dicette o’ pappice vicino a’ noce: “damme o tiempo, ca ‘te spertose”. Viene da ricorrere ancora una volta ai proverbi della cultura popolare napoletana per raccontare le vicende di casa Napoli. Sta diventando quasi un’abitudine per questa bella rubrica.
O’ pappice è Lorenzo Insigne ma la noce non è semplicemente la Juventus: Lorenzo ha perforato i bianconeri, e questo alle pendici del Vesuvio ha sempre un sapore speciale, ma pure i suoi e i nostri fantasmi. E ci ha ricordato che la bellezza di questo sport è che ti dà sempre la possibilità di una rivincita, di una seconda chance. Ti dà la possibilità di ribaltare i giudizi in corsa e di invertire le porte scorrevoli. E così il Capitano del Napoli interrompe un digiuno che durava da ventiquattro giorni e che cominciava proprio con quel maledetto rigore sbagliato nella Supercoppa di Reggio Emilia vinta dalla Juventus, rigore che aveva sollevato lacrime e polemiche. E lo interrompe proprio calciando un altro rigore, stavolta nel sette, imparabile per Szczesny. Un rigore cucito col ricamino che induce a pensare che forse un destino esiste, e che questo destino volesse che il centesimo gol di Lorenzo (che aveva colpito due pali contro Parma e Genoa) con la maglia della sua squadra del cuore fosse di rigore e contro la Juventus, a scacciare via l’ultimo spauracchio su una carriera che inizia ad assumere connotati veramente importanti.
La vittoria di rigore del Napoli contro la Juventus di Pirlo è una vittoria importantissima.
Un risultato fondamentale ottenuto contro una delle squadre più forti e più in forma del momento, che aveva preso un solo gol nelle ultime sette partite, ritrovando quella solidità difensiva che le ha permesso di vincere nove campionati consecutivi.
Un risultato ottenuto con una prestazione gagliarda, una vittoria del cuore e della testa, perché maturata facendo i conti con l’assenza di calciatori importanti: Koulibaly, Mertens, Manolas, Demme, Hysaj, Ospina. Oltre a Fabian Ruiz e Osimhen lontani dalla migliore condizione. Una lista di infortunati che reclama vendetta, a cui si aggiunge (ed è l’ennesima brutta tegola) pure un fenomenale Lozano (distrazione muscolare di secondo grado al bicipite femorale destro per lui), che ha giocato stoicamente sul dolore per i cinque minuti di recupero e che ha liberato l’area di rigore da una delle ultime sortite offensive dei bianconeri accompagnando la giocata ad un urlo definito tennistico in telecronaca.
È la vittoria dei musi lunghi, e cioè di quelli che finora avevano visto un po’ di meno il campo. E quindi la vittoria di un Meret sugli scudi, che – chiamato in causa all’ultimo momento – sfodera una prestazione eccezionale, e di un Rrahmani che entrato finalmente nei meccanismi torna ad essere il difensore dominante visto a Verona, stimolando qualche perplessità sul poco utilizzo che Gattuso ne ha fatto finora.
È un risultato da cui ripartire, tenendo ben presente che il Napoli resta convalescente soprattutto perché evanescente in una fase offensiva attaccata agli spunti di quel Lozano di cui si dovrà fare a meno per qualche partita.
È un risultato da cui ripartire perché l’abbraccio che la squadra ha riservato a Gattuso è la prova che questo allenatore, nonostante i problemi che ci sono e che sono ineludibili, ha il gruppo dalla sua parte e che si è conquistato, dopo un mese difficile, la chance di andare avanti su questa panchina.
L’augurio è che, finché non si recuperano soldati, riesca a motivare questa squadra alla trincea vista in campo con la Juve. Senza questa motivazione, senza questa voglia di battagliare, sarà complicato raggiungere una qualificazione in Champions ch’è spartiacque per il futuro del Napoli.

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