Un Napoli consapevole della sua convalescenza strappa due risultati importanti con due prestazioni decisamente sottotono

Un Napoli consapevole della sua convalescenza strappa due risultati importanti con due prestazioni decisamente sottotono
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Quanno si ‘ncudine statte e quanno si martiello vatte
Un Napoli consapevole della sua convalescenza strappa due risultati importanti con due prestazioni decisamente sottotono.

“Quanno si ‘ncudine statte, quanno si martiello vatte”: così si dice nella cultura popolare napoletana. E mi sa mi sa che un Napoli operaio questa massima l’ha introiettata senza vergognarsene troppo.
Non è il momento del contrattacco e Gattuso lo sa.
La condizione ambientale, dopo le deludenti sconfitte con Juventus e Verona e le fragorose telefonate del Presidente De Laurentiis a Benitez, a Sarri e a Spalletti, sbattute sulle prime pagine di diversi quotidiani sportivi, è quella che è.
La condizione fisica ed atletica di questa squadra, francamente, pure: Osimhen – mattatore nel 4-1 che il Napoli ha rifilato all’Atalanta al fu San Paolo in ottobre - ha dato l’idea, nei pochi minuti che gli sono stati concessi nelle ultime gare, di non essere neanche al 50%, Mertens è tornato in Belgio a combattere con una caviglia che non gli dà pace e pure lo spagnolo Fabian Ruiz è positivo al Covid da oltre venti giorni.
Il punto è che nel calcio “pandemico” in venti giorni si fanno cinque o sei partite, e quindi le assenze rischiano di pesare più del solito. Pesano sulle spalle di Petagna, arrivato a Napoli a fare la terza punta e ritrovatosi fondamentale, sulle spalle di Insigne e Lozano, che riposano poco, e su quelle di Zielinski e di Demme, costretti agli straordinari e decisamente stanchi, come lo stesso Gattuso ha confermato nel post partita di ieri, rivendicando la scelta di rinunciare alla presenza del fantasista polacco nell’undici titolare e sperimentare, dunque, un centrocampo a 2 a difesa di una linea arretrata a tre e a tratti persino a cinque.
A dire il vero anche la condizione mentale di alcuni calciatori, dopo qualche episodio un po’ segnante, lascia a desiderare.
E allora onestà vuole che si riconosca senza troppi giri di parole che questo è un momento della stagione dove lo sforzo non può che essere quello di fare di necessità virtù, accettare e addirittura accogliere il momento difficile con la giusta umiltà e starsi, come un’incudine.
E incudine fu, dunque: in un momento complicatissimo il Napoli ha avuto quantomeno il merito di unirsi, di compattarsi e di ottenere, con due partite forse troppo difensive, due risultati positivi, tenendo peraltro la porta inviolata (non succedeva due volte di fila da ottobre): il due a zero in campionato con un Parma in crisi ed affamato di punti salvezza ed un deprimente ma utile zero a zero casalingo con la sempre temibile Atalanta di Gasperini, che permetterà di affrontare il ritorno della semifinale di Coppa Italia con due risultati su tre a disposizione per l’accesso a quella che sarebbe la seconda finale consecutiva.
Resta però – a maggior ragione dopo le voci insistenti di queste ore – un punto interrogativo enorme sul futuro di questa squadra e del suo allenatore.
Non siamo al traguardo e non basterà tirare un altro po’ il carro per la scesa (sempre per riferirsi a certi detti tipici) per portare la pagnotta a casa. C’è, decisamente al contrario, una stagione che in un febbraio infernale entrerà finalmente nel vivo con l’infuocarsi della lotta serrata delle sette sorelle per le prime quattro posizioni, la semifinale di ritorno della Coppa Italia e l’inizio della fase eliminatoria dell’Europa League. E per ritagliarsi il ruolo da protagonista che tutti ci auguriamo questa squadra dovrà tornare presto a martellare come pure in tante partite di questa stagione s’era avuto l’impressione che potesse fare con un successo più che discreto.
E perché martelli c’è bisogno di recuperare uomini, idee e brillantezza quanto prima. Consapevoli di tutte le difficoltà. Ma pure del fatto che il tempo, inesorabile, stringe.
Siamo alla resa dei conti, e prima di ogni giudizio definitivo c’è bisogno di giocarsi tutto con la massima concentrazione.

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