Il calcio a volte è semplice: se fai gol vinci

Il calcio a volte è semplice: se fai gol vinci
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Il Napoli si presenta alla finale di Supercoppa strapazzando la Fiorentina con uno straordinario Insigne e con Demme sugli scudi. Eppure c’è qualche polemica da stemperare.

Cruyff diceva che giocare a calcio è semplice e sono convinto che non avesse tutti i torti. D’altronde, se volessimo avventurarci in massime di boskoviana memoria, potremmo dire che gol è quando palla entra in porta e che questo fa tutta la differenza del mondo. Il Napoli che ha strapazzato la Fiorentina allo stadio Maradona esibendosi in un 6-0 tennistico ha tirato verso la porta dieci volte (sette, se consideriamo solo i tiri nello specchio). Meno volte, per paradosso, della squadra avversaria, che l’ha fatto undici volte e che ha perfino tenuto di più la palla, pur senza mai dare realmente - da dopo il gol del raddoppio partenopeo, firmato da Diego Demme – l’impressione di potersi rendere realmente pericolosa.
Il Napoli vince, stravince, senza sbagliare palle gol su palle gol. Come sarebbe nelle corde di calciatori offensivi, come Insigne, Lozano e Zielinski, che di certo non devono dimostrare di saper dare del tu a pallone. È una grande notizia.
È una grande notizia ed è pure un grande rimpianto per tutti quelli che a Napoli, e sono tanti, non riescono a smettere di crucciarsi per i cinque punti persi malamente in casa contro Spezia e Torino. Certo, con il ritorno in grande stile della premiata ditta difensiva ManolasKoulibaly si possono dormire sonni ben più tranquilli. Eppure, per un pomeriggio, il Napoli decide di esagerare, di tornare a giocare in verticale, di imbucare nello spazio, di colpire come un cecchino.
E però vorrei ricordare sommessamente a quanti, incommentabili, sono arrivati ad esultare per la positività al Covid di Fabian Ruiz solo perché lo spagnolo ultimamente non ne stava imbeccando una che il Napoli ha esagerato perché ha concretizzato tutto quello che ha creato, non perché ha giocato Demme al posto di Fabian.
Chiariamoci: Demme è bravo. Non eccelle certo in qualità, eppure a questa squadra è fra i pochi a dare garra, velocità, dinamismo e grinta. E nonostante una palla sanguinosa persa sull’1-0, in seguito alla quale Ospina – mettendo i guantoni sul risultato ed evitando di mettere in discussione la partita - è stato costretto agli straordinari su Ribery, la sua prestazione è stata molto più che sufficiente. Il tedesco garantisce ad una rosa molto importante alternative convincenti, dal punto di vista tattico e non solo. È un'altra freccia per l’arco di Gattuso.
E però non si può evitare di dire che questa caccia all’uomo, questa corsa al sacrificio di un capro espiatorio che va in scena a Napoli ogni settimana, deve necessariamente finire. Per il bene di tutti. È la stessa macchina del fango che ha descritto un super calciatore come Insigne (lo stesso che domenica metteva sul terreno di gioco colpi maradoniani, senza essere blasfemi) come un sopravvalutato, che ha descritto Lozano – il miglior marcatore del Napoli di questa stagione, spina nel fianco di tutti i terzini sinistri del campionato – come un pacco, Benitez come un incompetente, Milik come un brocco, Hamsik (sì, Marek Hamsik) come un calciatore di poca personalità e perfino Carlo Ancelotti come un bollito.
La macchina del fango oggi è per Ruiz, che invece avrebbe bisogno, superata la positività al Covid, di essere messo nelle condizioni di offrire alla squadra il suo grande talento, lo stesso che gli ha fatto conquistare le copertine durante i recenti Europei Under 21, lo stesso che ha sprigionato l’anno scorso a San Siro, quando un suo goal ci ha fatto mettere le mani sulla finale di Coppa Italia.
E lo scrivo perché per fare questo benedetto salto di qualità che questa squadra, e lo dico con convinzione e fiducia, può e deve fare, Gattuso ha bisogno di tutto il talento che ha a disposizione. Ha bisogno dell’impegno di Petagna, che ha dimostrato in queste settimane che in questa squadra ci può stare eccome, della garra di Demme, della velocità di Lozano e del rientrante Osimhen, delle sterzate di Zielinski e delle magie di Insigne. Ma ha bisogno pure della classe di Fabian, che – specie in certe partite, quando s’affrontano squadre più chiuse della Fiorentina – può essere molto utile a questo team. Gattuso l’ha detto chiaramente: ci sono partite in cui per mettere più qualità si può accettare di soffrire qualcosa in più sui ribaltamenti di fronte e ci sono partite dove la scelta sarà inevitabilmente diversa. Questo è crescere senza drammi: avere il coraggio di cambiare. Di pescare dal cilindro, volta per volta, il jolly giusto.
Il Napoli che ha affrontato la Fiorentina è tornato ad essere un cantiere che convince. In cui si può lavorare con grossa convinzione. Pensando davvero partita dopo partita… che domani ce n’è una che ha tutto il fascino di una straordinaria finale.

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