Se non è tempo di bilanci non è tempo di rinnovi

Se non è tempo di bilanci non è tempo di rinnovi
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Il Napoli alterna prestazioni da dr. Jekyll a follie da mr.Hyde e fallisce l’occasione di riagganciarsi al treno in vetta...

Verrebbe da pensare che a quasi un anno dall’insediamento di Gattuso sulla panchina azzurra non può essere ancora tempo di bilanci. E questo però fa riflettere. Una cosa la posso dire, però: pensavo fossimo più avanti. C’è l’infortunio di Osimhen (a questo link l’articolo del due gennaio, che pubblichiamo con un po’ di ritardo), quello di Mertens e ora anche quello di Koulibaly. Va bene, è vero. Sono alibi di tutto rispetto. Eppure appellarsi a questo quando il Napoli fa 4 punti tra Torino, Cagliari e Spezia mettendo in soffitta le ambizioni scudetto e complicandosi pure maledettamente la vita sulla strada della qualificazione in Champions, obiettivo dichiarato e minimo della stagione, è veramente troppo semplice.
Il Napoli che ha perso ieri contro lo Spezia in casa e che non ha approfittato del calendario favorevole e dei passi falsi delle milanesi è difficilmente commentabile con espressioni che facciano riferimento al mondo del calcio. I riferimenti forse andrebbero ricercati nella filosofia: l’eterno ritorno dell’uguale di nietzschiana memoria è probabilmente la categoria più calzante.
In sintesi: il Napoli ospita una squadra più di Serie B che di Serie A. Nella prima mezz’ora sbaglia l’impossibile sotto porta e poi prende gol su svarioni difensivi che non riesce a recuperare, continuando fino alla fine della partita la sagra del gol sbagliato. Ieri c’è pure l’aggravante che dopo sessanta minuti di tiro al bersaglio Petagna (incomprensibilmente lasciato in panchina dal Napoli) aveva pure portato la squadra in vantaggio.
Robe dell’altro mondo. E quante volte abbiamo assistito in questi anni a partite così? Il San Paolo – oggi Maradona – terra di conquista del Cagliari, del Lecce, del Parma, del Bologna, del Sassuolo e oggi pure dello Spezia. Con tutto il rispetto è francamente inaccettabile.
Inaccettabile soprattutto per un motivo: fosse successo una volta, sarebbe un fatto derubricabile alla sfortuna e agli episodi. Visto che è la seconda volta (la terza, se consideriamo il pareggio col Torino alla stregua di una sconfitta e addirittura la quarta se consideriamo il tonfo europeo con l’AZ) che succede solo quest’anno, allora bisogna avere il coraggio di dire che il problema è più grosso. Se si riesce più volte a perdere in barba a tutte le statistiche, Gattuso non può reagire mangiandosi i giornalisti e ricordando di aver fatto trenta tiri in porta. Non basta, Rino.
Non è tempo di bilanci, certo.
Ma se non è tempo per i bilanci – e a Gattuso va dato tempo e modo di recuperare gli uomini migliori e riprendere la marcia in questo campionato atipico dove per fortuna sbagliano proprio tutti – non è neanche tempo di rinnovi.
Gattuso ha vinto una Coppa Italia, e nessuno gliela toglie. Ma ha preso questa squadra al settimo posto dopo la più grande crisi – ambientale e di risultati - che questa abbia vissuto negli ultimi dieci anni ed il suo Napoli è restato quasi sempre sostanzialmente lì, in quella parte della classifica, tra il quinto ed il sesto posto l’anno scorso e tra il terzo e il sesto in questa stagione, ad alternare prestazioni da dr.Jekyll a follie da mr.Hyde.
E oggi non basta il campionario delle interviste post partita sul coltello tra i denti, sul pericolo da annusare e sul poco veleno a giustificare questa discontinuità e questi difetti atavici. Pure perché per risolverli ADL paga lui, non Babbo Natale.
Rino deve decidere che strada prendere, e con lui la società. E dopo le ultime uscite del Napoli, sentir parlare di rinnovo è dal punto di vista di chi scrive quantomeno prematuro. Ci sono altre urgenze. Altre priorità.

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